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Il 7 giugno 2017 è stato emanato il decreto-legge n. 73 che introduce l’obbligo di vaccinare i bambini italiani contro 10 malattie ritenute pericolose a livello individuale e collettivo. Legge è stata resa necessaria dal preoccupante calo di adesioni alle vaccinazioni obbligatorie e consigliate registrato negli ultimi anni, che ha determinato una copertura vaccinale media nel nostro paese al di sotto del 95% (soglia minima raccomandata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità). La vaccinazione si basa sulla somministrazione di una piccola quantità dei batteri o virus responsabili di malattie o di loro componenti (antigeni) modificati con tecniche di laboratorio. I microrganismi perdono così la capacità di provocare la malattia, ma conservano quella di causare una risposta immunologica simile a quella prodotta dal nostro organismo contro le infezioni, senza però determinare né la malattia né le sue complicanze. La vaccinazione simula quindi il contatto con il microrganismo consentendo di innescare il meccanismo della memoria immunologica, che fa sì che il nostro organismo ricordi e riconosca i germi che lo hanno precedentemente attaccato. Infatti, se l’individuo vaccinato verrà in contatto con l’agente infettivo contro cui agisce il vaccino, il sistema immunitario lo riconoscerà e produrrà una risposta in grado di neutralizzare la minaccia infettiva. Dobbiamo affermare che le vaccinazioni sono senza dubbio la pratica medica che ha maggiormente modificato in senso positivo lo stato di salute della popolazione mondiale. Alcuni anni fa il Prof. Burgio, uno dei padri della moderna pediatria, affermò che a suo avviso la medicina moderna era iniziata quando Jenner aveva scoperto il vaccino contro il vaiolo.

Le tante e contraddittorie informazioni che circolano sui vaccini, soprattutto in rete, hanno alimentato dubbi e ansie in molti genitori. Ecco alcune risposte

I vaccini contengono sostanze pericolose? falso I vaccini, come tutte le preparazioni, sono composti da molti elementi. Oltre all’antigene, cioè il principio attivo che solitamente è un microorganismo (virus o batterio) attenuato o inattivato, sono presenti un liquido di sospensione (acqua distillata sterile o soluzione fisiologica sterile) e conservanti (generalmente sali di Alluminio, i quali vengono utilizzati anche come adiuvanti). L’uso di conservanti a base di mercurio (timerosal) è stato abbandonato nel 2002. Sono presenti anche stabilizzanti come albumina e gelatina, e infine antibiotici, utilizzati in dosi molto basse per prevenire la crescita batterica. Tutte queste sostanze sono presenti in quantità minimali. Saltuariamente si possono verificare reazioni allergiche locali

I vaccini non sono efficaci. NON proteggono il 100% dei vaccinati? Falso Proprio perché i vaccini non hanno un’efficacia del 100% bisogna avere e mantenere percentuali di coperture vaccinali sempre alte. In tale modo, con l’associazione degli eventuali richiami vaccinali previsti nel corso della vita, è possibile avere un numero sempre maggiore di soggetti immunizzati, che impediranno agli specifici virus e batteri di trasmettere malattie infettive, anche alle persone che non hanno risposto in maniera efficace ai vaccini. Questa condizione viene definita con il nome di “immunità di gregge”. Bisogna tenere presente che anche alcune malattie infettive, come ad esempio la pertosse, non conferiscono una protezione per tutta la vita, per cui è sempre preferibile proteggersi con la vaccinazione, in maniera tale da avere sempre elevati livelli di protezione e acquisire sempre più la consapevolezza dei reali benefici della vaccinazione

I vaccini causano autismo? Falso Dai tantissimi studi scientifici effettuati non emerge alcun dato su possibile nesso di causalità tra vaccini ed autismo. L’unico studio che riportava un legame causale fra vaccino contro morbillo-parotide-rosolia e autismo si è rivelato gravemente bugiardo, al punto che lo il medico britannico autore dell’articolo, nel maggio 2010, è stato radiato dall’Ordine professionale mentre il suo studio è stato ritrattato dalla prestigiosa rivista su cui era stato pubblicato.

Troppi vaccini possono indebolire il sistema immunitario del bambino? Falso. Fin dal momento della nascita, il nostro sistema immunitario incontra migliaia di virus e di batteri e produce anticorpi diretti contro gli antigeni che li compongono. Sappiamo che per mezzo degli anticorpi è in grado di riconoscere contemporaneamente almeno 100 miliardi di antigeni. Quanti antigeni contengono i vaccini che somministriamo ai piccoli bambini? Negli anni ’80 dello scorso secolo iniettavamo più di 3000 antigeni per vaccinare contro 7 malattie (difterite, tetano, pertosse, polio, morbillo, parotite e rosolia). Grazie ai progressi delle biotecnologie, i vaccini sono molto più purificati: oggi iniettiamo 150 antigeni soltanto per vaccinare contro 14 malattie (alle precedenti si sono aggiunte haemophilus, epatite B, varicella, pneumococco, meningococco B e C, rotavirus). Sono numeri che impegnano ben poco il sistema immunitario, altro che sopraffarlo o indebolirlo!

Alcuni genitori ci chiedono se alcune sostanze possono essere dannose per il bambino per esempio i Sali d’alluminio che sono necessari per l’efficacia di un vaccino. Il contenuto varia da 0,25 a 2,5 mg Nel latte materno ne troviamo 40mg/die, nel latte artificiale 225 mg/die, nel latte di soia 460/930 mg. Ogni giorno ingeriamo 5/20 mg di alluminio (vegetali) eliminati con il rene. Tre dosi di esavalente + tre di pneumococco ne contengono 2,8 mg di cui il 50% assorbito nel sangue in 28 gg, l’altro 50% viene eliminato dal rene. La formaldeide invece inattiva il virus o il batterio (cioè lo rende non patogeno) e i moderni vaccini non contengono formaldeide ma si trova solo in tracce o come conservante (0,1 mg); in un lattante di 5 kg circola nel sangue 1,06 mg di formaldeide (10 volte più del contenuto di un vaccino)

Controindicazioni reali alle vaccinazioni: immunodeficienze (congenite o acquisite) cioè delle malattie molto gravi in cui il sistema immunitario in pratica perde, completamente o in parte, la sua funzione protettiva rendendo l’individuo maggiormente suscettibile alle infezioni. Le vaccinazioni sono controindicate anche in pazienti affetti da malattie onco-ematologiche, come i linfomi. Ma sarà comunque il pediatra a consigliarvi.

Altre controindicazioni vere, ma temporanee, alla somministrazione dei vaccini sono malattie acute febbrili con temperatura maggiore a 38,5° C o con disturbi gravi ma transitori; terapia immunosoppressiva con cortisonici ad alte dosi.

Le bufale delle controindicazioni: infezioni minori come le infezioni delle prime vie respiratorie con temperatura inferiore a 38,5° C; allergie, tranne quella all’uovo per vaccino coltivato su embrione di pollo; dermatite atopica e altre manifestazioni eczematose o infezioni cutanee localizzate; terapia con antibiotici sia orali che iniettivi o cortisonici per uso locale; malattie croniche del cuore, polmone, fegato e reni; convulsioni febbrili e non sia a livello familiare che personale, ittero neonatale; prematurità e immaturità; allattamento al seno.

Si possono ritardare la somministrazione delle vaccinazioni? Il calendario vaccinale è stato studiato dagli esperti perché risulti semplice ed efficace nell’assicurare una protezione ottimale del vostro bambino. Ritardare o somministrare in maniera separata le vaccinazioni non è consigliabile, anzi è pericoloso perché così facendo si espone il bambino al rischio di contrarre la malattia con gli effetti collaterali che ne derivano.

Effetti collaterali delle vaccinazioni: quali possono essere? Dato che l’obiettivo del vaccino è quello di stimolare una risposta immune possiamo intuire che questo potrà dare dei sintomi dovuti proprio alla messa in moto del sistema immunitario del bambino. Nella maggior parte dei casi si tratta di reazioni lievi che svaniscono in pochi giorni e possiamo dividerle in:

Reazioni locali: dolore, rossore o gonfiore dove è stato inoculato il vaccino che nei casi di maggiore disagio per il bambino potranno essere alleviati semplicemente applicando ghiaccio e al limite una dose di paracetamolo.

Reazioni sistemiche: quasi tutti i vaccini comportano la comparsa della febbre a cui può associarsi malessere generalizzato, inappetenza, irritabilità, cefalea, esantemi cutanei (per i vaccini vivi attenuati). La sonnolenza più frequente nel lattante e sempre nelle ore subito dopo la vaccinazione. Sono comunque reazioni passeggere che si risolvono spontaneamente in poco tempo e senza alcun esito, di solito si manifestano entro 1-2 giorni dalla somministrazione del vaccino fatta eccezione per il vaccino MPR (morbillo-parotite-rosolia) o MPRV (morbillo-parotite-rosolia-varicella) nei quali la febbre e l’esantema cutaneo compaiono dopo 5-12 giorni. Sono descritte però anche possibili reazioni gravi, per fortuna molto rare (dell’ordine di un caso ogni milione di dosi), tra cui convulsioni, trombocitopenia (riduzione del numero di piastrine nel sangue) e febbre molto alta. Sicuramente la reazione più grave è lo shock anafilattico che deve essere trattato immediatamente, generalmente le reazioni allergiche severe si verificano poco dopo la somministrazione perciò dopo la vaccinazione viene sempre chiesto ai pazienti di trattenersi per almeno 20 minuti al centro vaccini.

E cosa fare in caso di reazione al vaccino? In caso di febbre, se questa supera i 38,5° rettali (oppure i 38°ascellari) è opportuno somministrare paracetamolo al dosaggio indicato in questa dispensa, ripetibile ogni 4-6 ore; in caso di reazioni locali l’applicazione di ghiaccio e di una pomata all’arnica in un secondo momento può contribuire a ridurre l’infiammazione. Inoltre, il vaccino DTP (antidifterite-tetano-pertosse), a distanza di 24 ore, può causare nel punto di iniezione la formazione di un piccolo nodulo lievemente dolente: in genere questo si riassorbe spontaneamente entro qualche settimana.

f.z.